giovedì 30 ottobre 2014

Sedano rapa brutto ma buono!


Bitorzoluto, bruttino e pure scontroso il sedano rapa è uno di quegli ortaggi che divide nettamente in due le coscienze e pure il Paese. Se è conosciuto e amato a nord, tanto da essere chiamato anche sedano di Verona, appena varcato il Tevere, e forse persino l’Arno, se ne perdono le tracce e così più che dimenticato il sedano rapa finisce per risultare esotico. Ma se la si guarda un poco più da vicino si scopre che questa grossa zocca nodosa è piena di virtù e di un sapore aromatico e particolarissimo che si addice alle minestre invernali, anche grazie alla consistenza vagamente farinacea. 
Come se non bastasse il sedano rapa è poverissimo di calorie e si conserva agevolmente in frigorifero anche qualche settimana (abbiate però cura di tenerlo bene all’asciutto dentro un sacchetto di carta). Un pezzetto di sedano rapa nel minestrone o anche nel brodo vegetale aggiunge una nota quasi speziata e se avete la pazienza di lessarlo a fette, passarlo nell’uovo sbattuto e quindi in un mix di pangrattato e parmigiano, fritto è buonissimo.
Le raccomandazioni per affrontarlo sono veramente poche: sceglietelo tastando la superficie che deve risultare compatta e omogenea e sappiate che la parte più difficile è pulirlo perché la scorza è sottile, ma nella parte bassa della sfera, lì dove sono attaccate le radicette, tocca scavare un poco con un coltellino (lo spilucchino curvo a becco di uccello è l’ideale) per liberare la polpa. Una volta in pentola se la caverà da solo e vi regalerà confortevoli soddisfazioni invernali

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